Negli anni antecedenti la rivoluzione digitale si era soliti commentare fatti e avvenimenti nei luoghi di ritrovo che solitamente si frequentavano nei quali trovavano posto spazi utili da condividere insieme ad altri.
Ecco che dopo la giornata nella quale, stante gli impegni, si trovava sempre il tempo di leggere un quotidiano, ascoltare la radio, vedere qualche programma alla televisione. sembrava quasi naturale il confronto di idee fra amici, conoscenti, frequentatori nei luoghi di ritrovo.
Discussioni che si riversavano in ogni ambito della società perché investivano luoghi di lavoro, comunità, associazioni, scuole, ovvero spazi da cui poter dedurre spunti ed esempi delle reali necessità, esigenze, aspettative, del cittadino-elettore.
L’ avvento della digitalizzazione ha spezzato il rapporto con il mondo reale di una comunicazione lenta ma concentrica, vera, umana, per trasformarla in colloquio immediato attraverso confronti virtuali spesso frutto di rapida e incontrollata reazione personale non filtrata da naturale confronto.


I social sono l’evoluzione sociale dei luoghi di aggregazione che trasforma il rapporto reale, umano, in virtuale. Un mondo di immaginaria realtà, privo di reali emozioni, di reale confronto, dove tutto può essere vero o falso, dove si vende l’impossibile per possibile, dove puoi esternare tutto il bene e il male della società moderna.
Chiamarli “leoni da tastiera” per trovare modo e maniere di mettere un freno a quanto espresso sui canali social può assumere il significato di censurare, di togliere la libertà di parola ed espressione sancito da ogni Costituzione e alla base di ogni regime democratico,
Tutti i rappresentanti di governo hanno subito il fascino dei social e, dai comizi nelle piazze, dalle vetuste tribune politiche, sono transitati all’uso quotidiano del messaggio, del video, dell’immagine on line quasi come una inarrestabile campagna elettorale. Un lavoro continuo, individuale, come spot pubblicitario televisivo che si propone in antagonismo con gli altri, in una corsa di allargamento della platea di seguaci capaci di contrastare il prodotto concorrente, come tifoserie contrapposte
La politica personalizzata espressa sui social ha aperto un fossato che divide il loro castello dal popolo, senza riflettere sulla necessità di quest’ultimo di confrontarsi, di esprimere le loro idee, di poter avanzare proposte, di far conoscere le sue necessità. Tutte oggi comunicate attraverso l’uso dei social che andrebbero studiate, filtrate, evidenziate e non prematuramente demonizzate.
Abbassare il ponte levatoio per attraversare il fossato forse produrrebbe meno astensionismo.
