POLITICA e FINANZA
Nel mese di febbraio del 2021 nasce il governo guidato da M. Draghi, economista, dirigente di grandi banche pubbliche e private e, in ultimo, Presidente della B.C.E.
Dopo Ciampi, Dini e Monti, la politica torna al cosidetto “governo tecnico” ovvero lascia la guida a rappresentanti di apparati finanziari per riequilibrare e rimettere sui giusti binari gli indirizzi politico-economici prestabiliti dai veri gestori del potere mondiale.
La loro influenza è tale da legare insieme “visionari ideali” che si identificano in destra, sinistra, centro, e di mettere in riga e far marciare tutti verso i loro obiettivi che amano definire risanamento di conti o riduzione del debito. La loro cometa da seguire, il loro unico ideale, nella realtà, si chiama: mercato azionario.
Un potere massimo che va oltre il ruolo dell’imprenditore vestito da politico cui il personalissimo modo di gestire gli affari pubblici e privati va a scontrarsi con le direttive emanate da chi ha in mano il potere: il mondo della finanza. Berlusconi sostituito da Monti.
Politica, finanza, imprenditoria non sono mondi paralleli ma confluenti e affluenti di un sistema che ti rende impossibile ogni tentativo di autonomia ma ti concede di dare all’esterno una immagine di possibile indipendenza.
Ad essi si aggiunge il quarto potere, quello della criminalità organizzata, che in questo quadro ha grandi capacità di infiltrazione ed enormi possibilità di rendersi invisibile.
Il governo Draghi nei fatti rappresentava finanza, imprenditoria e politica, per i vari ruoli ricoperti in settori chiave a livello nazionale, europeo e mondiale. Tutta la classe politica, democraticamente eletta, ha dato o “dovuto dare” consenso, approvazione e sostegno. Ma un governo senza opposizione è dittatura. E, per camuffare una tale classificazione, la destra di G. Meloni, ha scelto o “dovuto scegliere” di fare opposizione.
Questo ruolo ha consentito al suo partito di prepararsi alla futura campagna elettorale con una immagine di unico contrasto ai poteri della finanza, delle agenzie di rating, dello spread, della politica europea, delle scelte di austerity, dei risanamenti dei conti.
Una grande intuizione da politico navigato della sua leader per un salto da pantera e non da under-dog, perchè nei fatti il giorno successivo al suo incarico di governo ha ripreso il cammino del suo predecessore e si è ben guardata dal molestare i mercati finanziari.
Risanamento, riduzione del deficit vanno allora identificati non scelta politica ma mera obbedienza verso chi ha il vero potere della nazione, di chi ci tiene in pugno in quanto creditore. La politica tutta è sotto ricatto.
Il nostro Ministro delle finanze ha dichiarato che “un popolo che ha debiti non è un popolo libero”.
Chi siede in Parlamento da tantissimi anni non poteva sconoscere questa regola semplice e sempre valida. Grandi capacità comunicative, abilità politica di gestione del potere, ma risultati che non saranno diversi dagli altri governi.
Il popolo, ormai rassegnato, si indirizza alla fidelizzazione nel ruolo di followers o tifoserie per garantirsi un minimo di parvenza di Democrazia.
